La Passione batte il Tempo

Concerto della stagione “Crescendo Musicali 2015” – alle ore 19.00

Il bello della diretta

Con improvvisazioni su temi proposti dal pubblico

programma de “il bello della diretta”

C. Debussy Deux Arabesques
E. Morricone 3 brani dalla “Leggenda del pianista sull’oceano”
M. Ravel Bolero (trascriz. Pietro Beltrani)
S. Joplin Maple Leaf Rag
M. Petrucciani Looking up
Pietro Beltrani Improvvisazione finale “in diretta” su temi scelti dal pubblico

Pietro Beltrani, pianoforte

Note al concerto, a cura di Tiziana Tulli

In musica il XX secolo ha un inizio cronologicamente incerto: se lo si guarda dalla prospettiva delle “scuole nazionali” comincia con qualche decennio di ritardo, ma se l’osservatorio è collocato a Parigi lo si può considerare già iniziato negli ultimi anni del secolo precedente. Dal punto di vista dei linguaggi e degli stili musicali, la nascita del nuovo secolo è segnata dal prevalere dell’innovazione sul perdurare della logica tonale che aveva retto il discorso musicale per tre secoli e aveva radicato ben precise logiche di composizione e di ascolto. Dal punto di vista del pensiero che cerca nella musica la propria espressione, è il rifiuto della tendenza romantica a portare in primo piano l’interiorità dell’artista (…). Si può considerare già facente parte del nuovo secolo quell’artista/musicista che ricerca un’espressione più pudica, che mette a fuoco i problemi dell’arte più che quelli dell’artista, che vede il mondo non immediatamente, ma attraverso gli schermi e i filtri dei loro simboli e della bellezza in sé. (…) il dettaglio, l’arabesco elegante e fantasioso prevale sulla forma, che, quando si rende percepibile, si rivela come una forma antica vagheggiata attraverso il velo del tempo. (Rossana Dalmonte)

Il termine arabesque (da cui il titolo delle opere in programma) deriva dalle decorazioni architettoniche o pittoriche di stile moresco per indicare, in musica, vari tipi di ornamentazione: la fioritura contrappuntistica di un tema, la variazione fiorita di una melodia o, ancora, una rapida serie di armonie attorno a una nota o a un passaggio melodico. Le figurazioni musicali presenti nei Deux Arabesques di C. Debussy (1862-1918), che appartengono alla dimensione orizzontale della struttura compositiva, si presentano come un continuum ininterrotto, una linea sinuosa i cui suoni sfumano i propri contorni e si immettono in un flusso che spesso pare emergere dal nulla. Jankélévitch, filoso francese, definisce “geotropismo” – fenomeno botanico per cui le radici delle piante gravitano verso il centro della terra – l’inclinazione discendente cui tende la curva melodica in molte delle opere di Debussy. Nei Deux Arabesques questa inclinazione discendente ha una fenomenologia articolata: L’arabesco, infatti, è una figura ricorrente in molti luoghi musicali debussiani ed è il corrispettivo dei motivi decorativi vegetali e floreali dell’art nouveau.

Maurice Ravel (1875-1937) ha una formazione simile a quella di Debussy. Entrambi studiano in Conservatorio, frequentano gli stessi maestri, prediligono autori come Mozart, Chopin e Mussorgskij. Eppure, pur riconoscendo in Debussy il caposcuola, Ravel opera scelte artistiche assai diverse. Tratto caratteristico delle composizioni di Ravel è la predilezione per i ritmi di danza, per i temi esotici e l’attinenza alle forme chiare della tradizione classica europea. Il Bolero è senza dubbio l’opera più popolare del compositore, nonché una delle più celebri e singolari composizioni del XX secolo. Il brano gli fu commissionato dalla danzatrice russa Ida Rubinstein; nasce dunque come composizione orchestrale per balletto e ambientazione spagnola, anche se poi diventerà celebre soprattutto come pezzo concertistico. Il Bolero è concepito come un unico, inarrestabile crescendo su un tema ripetuto ed un ostinato ritmico e armonico che si ripete senza interruzioni, «una tessitura orchestrale senza musica (…) i cui temi sono del tutto impersonali» citando l’autore stesso dell’opera. Ravel riesce nell’impresa di incatenare l’ascoltatore a una partitura che non fa altro che iterare le stesse melodie (un tema e un contro-tema) per una ventina di volte; la musica, proprio come un orologio che non torna mai sullo stesso istante pur essendo mosso da un meccanismo ripetitivo, va avanti riutilizzando materiale già ascoltato.

***

Cambiamo Paese, cultura, influenze e modalità di approccio all’arte compositiva. Verso il 1895, la fusione tra musica nera colta e popolare generò a Saint Louis il ragtime, una musica ballabile eseguita spesso al piano, ma anche col banjo, in cui la mano sinistra batte un rigido ritmo di marcia, mentre la destra suona melodie sincopate. Il maggior successo arrise a sottoprodotti commerciali bianchi, che fecero del ragtime il primo genere di musica leggera moderna. Ma per il suo massimo esponente afroamericano, Scott Joplin (1868-1917), il ragtime era un’arte, espressione della cultura nazionale nera. Una delle composizioni più note di Joplin è il Maple Leaf Rag, il cui titolo deriva dal Maple Leaf Club in Sedalia, Missouri, un centro sociale in cui Joplin si era più volte esibito.

***

Ad eccezione del contributo di Piero Mascagni per Rapsodia satanica (Nino Oxilia, 1915), lo scarso coinvolgimento di compositori di provenienza accademica, inaugurato con Cabiria (regia di Giovanni Pastrine e musiche di Ildebrando Pizzetti, 1914) e prolungatosi negativamente nel cinema fascista, non solo ritarda l’affermazione dei compositori specializzati in musiche cinematografiche, ma comporta la proliferazione di musicisti spesso mediocri, provenienti in prevalenza dall’area della musica leggera. È con il cinema d’autore degli anni Sessanta e Settanta, e soprattutto con Ennio Morricone (1928), che si determinano originali e specifiche modalità di approccio ai bisogni del cinema, con un linguaggio musicale dotato di peculiarità timbriche, ritmiche e melodiche intese a recuperare e valorizzare il rapporto tra suono e contenuto delle immagini. Nel film La leggenda del pianista sull’oceano, Tornatore può avvalersi della musica come elemento portante delle immagini; infatti la sua richiesta specifica al Maestro è quella di far coincidere il più possibile le immagini con la musica. Lo stesso Morricone sembra condividere la ricerca musicale del regista, affermando che «la musica ha molteplici funzioni (…) sul piano narrativo serve talvolta a oggettivare il racconto (…) a volte ad accentuare il pathos», ed il percorso può avvenire solo attraverso un fitto scambio tra il regista ed il compositore.

***

Nel jazz dagli anni Sessanta a oggi si possono individuare la presenza e la rielaborazione di materiali provenienti da numerosi filoni: strutture linguistiche tradizionali, tecniche avanguardistiche della new thing americana, atteggiamenti iconoclasti delle avanguardie europee del primo Novecento, gestualismo e aleatorietà delle esperienze del secondo dopoguerra, modalità arcaiche e folkloriche, nonché riletture di approcci compositivi del passato (Vincenzo Caporaletti).

Noto pianista, Michel Petrucciani (1962-1999), nonostante l’handicap della ben nota malattia ossea, si è rivelato tra i più brillanti e generosi solisti del recente jazz europeo. Influenzato da Bill Evans e Keith Jarrett, il suo stile si contraddistingue per comunicativa melodica e pregnanza ritmica. Il brano Looking up, inizialmente registrato nell’album Music del 1989, è apparso nel 1994 in  Dreyfus Night in Paris, album registrato dal vivo, il cui quintetto, formato da Petrucciani al pianoforte e da altri musicisti, si costituì spontaneamente senza che i membri avessero mai suonato insieme, dando luogo, nonostante questo fattore, ad una performance musicale di altissimo livello.

Al termine del concerto, gli ultimi dieci minuti sono riservati al Bello della Diretta: il pianista Pietro Beltrani improvvisa sulle melodie proposte dal pubblico


venerdì 13 febbraio 2015, ore 19.00 – Auditorium Accademia Musicale Praeneste – via del Carroccio 14, Roma – tel. 06.44247471
 
Call Now Button