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Concerto della stagione “Crescendo Musicali 2015” – alle ore 19.00

Flauto da viaggio

L’arte funambolica: il virtuosismo del flauto traverso

programma di sala

G. Donizetti – Sonata in Do per fl e piano
P. Morlacchi – Il pastore svizzero per fl e orch
F. Doppler – Fantasia Pastorale Ungherese op.26
G. Fauré – Fantasia op.79
A. Casella – Sicilienne et Burlesque
F. Borne – Fantasia sulla Carmen

Tatiana Righini, flauto traverso

Michele Ciopettini, pianoforte

Note al concerto, a cura di Tiziana Tulli
Il percorso musicale di questa sera ci porta alla scoperta di un repertorio cameristico per flauto e pianoforte poco conosciuto, mostrando una panoramica sulle possibilità di intreccio di questi timbri strumentali attraverso vari generi. La Sonata in Do maggiore di Gaetano Donizetti (1797-1848), presente molto spesso nei programmi per flauto e pianoforte, è stata composta nel 1819, ossia il periodo degli esordi del compositore. Costituita da due movimenti, di cui il primo (“Largo”) è da considerare come una sorta di introduzione al secondo, vero corpo della Sonata. Appartenente alle opere giovanili, e caratterizzata da «temi cristallini, scrittura è sobria ma agile e gioiosa, con qualche allusione mozartiana», risente molto della formazione classica ricevuta da Donizetti presso il Liceo musicale di Bologna, luogo in cui ebbe modo di studiare con padre Stanislao Mattei.

Il secondo autore in programma è Pietro Morlacchi (1828-1868), flautista e compositore d’origine elvetica, celebre in particolare per alcune composizioni su fantasie d’opera e temi cantabili tra cui il Pastore Svizzero, brillante tema con variazioni in cui si fondono perfettamente virtuosismo e belcanto tipico del melodramma italiano. L’opera si compone di una breve introduzione cui fa seguito una cadenza solistica che introduce su ritmo ternario un tema cantabile in bilico tra modo maggiore e minore; seguono una serie di variazioni melodiche ed ornamentali di grande virtuosismo in dialogo tra solista e pianoforte, per chiudere infine con una vivacissima coda.

Figlio d’arte, Franz Doppler (1821-1883), è stato un compositore e flautista austriaco, che iniziò la sua carriera come concertista esibendosi in vari paesi europei insieme al fratello Karl, flautista anch’egli. Tra le opere più celebri, la Fantasia Pastorale Ungherese op. 26, brano classico del repertorio per questo strumento. Consiste di tre movimenti alla base dei quali vi sono motivi di ispirazione popolare, ben pensati per dare il massimo risalto al flauto e alle sue volute virtuosistiche.

Ancora una Fantasia. Si tratta dell’ op. 79 di Gabriel Fauré (1845-1924), composta a Parigi nel 1898, periodo durante il quale, in seguito all’arrivo di Paul Taffanel al conservatorio di Parigi, sulla scia del rinnovamento del repertorio per flauto, si tentò di ridare dignità ad uno strumento che, alla fine del secolo, era stato relegato in un ruolo di secondo piano. L’opera, suddivisa in due tempi senza soluzione di continuità (andantino e allegro), alterna caratteri molto differenti tra loro, che vanno dal patetico al cantabile al virtuosistico.
Il brano di Alfredo Casella (1883-1947) che ascolteremo stasera, la Siciliana e Burlesca, «è uno di quei lavori che porta in evidenza l’arcano mondo sonoro di Casella». Come ha spesso rilevato Massimo Mila, «Casella si sentiva sempre in bilico tra la lezione della musica italiana antica, quella dell’impressionismo francese e quella di Stravinskij». Il mondo favolistico e ludico dell’autore è ben rappresentato dalla Siciliana e Burlesca, la cui versione originale per flauto e pianoforte op. 23, destinata al Concorso del Conservatorio di Parigi del 1914, fu poi trascritta dallo stesso autore nel 1917 per violino, violoncello e pianoforte. «Di fronte a fitte armonie cromatiche di accordi dissonanti, più spesso di nona, spettrali come dissolvenze, la melodia è qua la stessa della languida, nenia italiana, aggraziata dagli ornamenti, che fa della siciliana, con la sua molle cadenza in 12/8, uno dei luoghi profetici preferiti del lirismo di Casella. La Burlesca si incarica di ricondurre al più noto Casella. Il netto profilo umoristico dei suoi motivi popolareschi è una vecchia conoscenza, e il pezzo fila al termine traendo da essi una logica dinamica che giustifica l’allusione a Domenico Scarlatti di cui l’autore lavoro in genere, scrivendone con affetto».

François Borne  (1840-1920), flautista e compositore francese, fu il primo flauto del Grand Théâtre de Bordeaux, e insegnante presso il Conservatorio di Tolosa.  La Fantasia Brillante su la Carmen di Georges Bizet, per flauto e pianoforte, è l’unica composizione arrivata fino a noi delle molte che Borne compose per questo strumento. Il pezzo percorre l’intera estensione dello strumento, mostrandone l’agilità e mettendo alla prova le capacità dei virtuosi. La Fantasia utilizza i temi più conosciuti della Carmen, traendone diverse variazioni. In origine concepita per essere eseguita in duo di flauto e chitarra, risale al 1900, anche se l’orchestrazione, ad opera di Raymond Mylan, ci è molto più vicina, essendo datata 1990, e deve la sua popolarità al celebre virtuoso inglese James Galway, che l’ha inserita nel proprio repertorio. Si tratta, per inciso, dell’unica composizione a noi nota di questo autore, che pure dedicò notevole attenzione al proprio strumento contribuendo anche alla sua evoluzione meccanica.


venerdì 27 febbraio 2015, ore 19.00 – Auditorium Accademia Musicale Praeneste – via del Carroccio 14, Roma – tel. 06.44247471
 
dal lun al ven h 15.00-20.00