La Passione batte il Tempo

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Il Nuovo Ordinamento

La Riforma degli studi musicali e la nascita dei corsi preaccademici

Scopriamo come funzionano gli studi musicali dopo la Riforma, in relazione al loro funzionamento prima della Riforma.

I corsi tradizionali presupponevano lo studio di:

  • disciplina principale (strumento scelto)
  • disciplina complementare (teoria e solfeggio i primi anni, sostituiti da armonia e storia della musica gli ultimi anni).

I corsi preaccademici, frutto della Riforma, hanno dato maggior importanza alle discipline complementari, “svecchiando” quelle preesistenti e creandone di nuove. Tale novità è andata però a scapito delle ore precedentemente riservate alla disciplina principale. Riassumiamo i cambiamenti in due punti:

  1. disciplina principale (strumento): riduzione del monte ore, con conseguente modifica dei programmi didattici. Su scala nazionale, vengono generalmente proposti corsi di strumento tra le 21 e le 28 ore annuali complessive.
  2. discipline complementari: ampliamento dell’offerta formativa con introduzione di nuove discipline e di nuove attività di laboratorio obbligatorie.

Criticità

L’anno didattico dei Conservatori comprende nella maggior parte dei casi un periodo di circa sette/otto mesi l’anno. Un fermo di più di 4 mesi, consueto nei Conservatori di musica italiani, risulterebbe alquanto dannoso, considerato che, soprattutto gli allievi più giovani, richiedono un ritmo di studio e di supervisione costante.

La Riforma

Ha suddiviso l’intero percorso previsto nel Vecchio Ordinamento, in:

  • corsi preaccademici (ovvero pre-universitari);
  • corsi accademici (universitari).

Secondo il Vecchio Ordinamento, in Conservatorio si affrontava il corso per intero, di 7-10 anni a seconda dello strumento scelto, per il conseguimento del “diploma di conservatorio”. Ha stabilito le nuove regole, operando in tre fasi successive:

  1. ha dapprima sancito l’aggiunta di un biennio specialistico, da effettuarsi in coda alle annualità precedentemente previste;
  2. successivamente, ha abolito il vecchio Diploma di Conservatorio, rendendolo equiparato alla Laurea universitaria di primo e secondo livello (triennio + biennio);
  3. infine, la Riforma ha riconosciuto gli studi musicali pre-universitari (scuole medie + liceo) con l’appellativo di “preaccademici”.

Possiamo così riassumere l’intero percorso di studi del Nuovo Ordinamento:

  1. Scuole medie ad indirizzo musicale (preaccademici di primo livello), equiparate ai vecchi primi tre anni di Conservatorio, con traguardo: Licenza Musicale;
  2. Licei musicali (preaccademici di secondo e terzo livello), equiparati ai successivi cinque anni di Conservatorio, con traguardo: Maturità Musicale;
  3. Conservatorio (Università), costituito da triennio più biennio, con traguardo: Laurea Musicale di Primo e Secondo livello.

Matematicamente perfetto, ma non ha funzionato, perchè:

  1. Gli allievi che escono dal primo triennio (scuole medie ad indirizzo musicale) non ricevono una preparazione paragonabile a quella preventivamente richiesta;
  2. I Licei musicali non sono stati realizzati, se non in sporadici casi, per mancanza di fondi: effettivamente, sono troppo costosi per lo Stato;

Soluzioni:

I Conservatori di musica hanno delegato la formazione preaccademica alle più importanti scuole di musica (private) presenti nel territorio, tramite stipula di apposite convenzioni. In tal modo, si è stabilito un canale di comunicazione e di continuità tra Stato e privati.

Considerazioni:

Gli statalisti potrebbero storcere il naso, nel vedere la Cosa Pubblica mescolarsi con i privati, e in molti casi hanno ragione. Nel nostro caso, invece, c’è sicuramente da riflettere:

  1. I corsi musicali in genere sono i più costosi in assoluto, rispetto a tutte le altre discipline scolastiche. Il rapporto docente-discente è di 1:1. Anche il rapporto alunni-aule è sempre di 1:1. Di conseguenza, i costi per il personale docente e i costi di struttura lievitano a dismisura. Moltiplichiamo poi per i costi di allestimento aule e strumentazione, ed è facile calcolare l’enorme spesa che lo Stato dovrebbe sostenere per servire chiunque voglia imparare a suonare uno strumento musicale. Sta di fatto che, laddove il tentativo da parte dello Stato non ha portato al fallimento totale (scuole medie ad indirizzo musicale), i risultati non sono comunque paragonabili a quelli sperati. Senza nessuna colpa da parte delle istituzioni o dei docenti, poichè la falla è strutturale ed economica.
  2. Affidare ai privati la formazione preaccademica ha un vantaggio: l’utente paga, quindi può pretendere un servizio adeguato. Inoltre, le scuole private vivono quasi esclusivamente del buon nome acquisito: se sbagliano o se lavorano male, rischiano di chiudere ben presto i battenti. Questa garanzia, specialmente se riferita ai nostri stessi figli, non ha prezzo. Infine, a certificare la qualità del lavoro svolto dalle scuole di musica private sono anche e soprattutto i Conservatori stessi che, riconoscendone la validità degli esami, si espongono. Quindi, sono sollecitati a sorvegliarne costantemente l’andamento.

Orientamento: saper trovare la giusta scuola

Magari, al supermercato posso anche scegliere il prodotto in offerta, o che comunque costi meno. Ma se devo scegliere a chi affidare mio figlio? il problema non è tanto quanto spendo, ma la certezza che i miei soldi siano spesi bene. Scegliere una scuola di musica soltanto in base ai costi è certamente fuorviante: inoltre, le differenze di spesa tra le varie scuole sono minime, mentre grandi sono le differenze qualitative.

Ecco alcuni importanti parametri per capire la qualità di una scuola di musica:

  • Competenza e livello artistico dei docenti (saper leggere i curricoli);
  • Capacità della struttura logistica: visitare la scuola prima di iscriversi permette di constatare di persona “che aria tira”. Non solo dal punto di vista estetico, ma anche funzionale. Osserviamo quindi come sono disposte le aule, e analizziamo se le attività promesse nei volantini sono compatibili realmente con l’organizzazione degli spazi.
  • Competenza organizzativa: spesso, ci si trova in strutture piuttosto improvvisate, dove non sempre le informazioni sono dettagliate o sufficientemente calendarizzate. Sono frequenti i casi in cui il calendario delle lezioni o dei recuperi è organizzato direttamente tra docenti e allievi, con disastrose conseguenze dovute a inevitabili ritardi, rinvii e durate “flessibili” delle lezioni: nell’organizzazione, un pò di rigidità non guasta.
  • Offerta formativa della scuola: in alcuni casi, l’offerta formativa è arricchita notevolmente anche rispetto agli stessi programmi del Conservatorio. Il monte ore più generoso, e la cura di attività collaterali che incentivano lo studio dei giovani, come saggi, concerti, masterclass, seminari, ecc.
  • Controllo di qualità (esami, e criteri con cui vengono effettuati);
  • Possibilità di sbocco professionale: alcune scuole arrivano a fare da “manager” ai loro allievi più meritevoli, organizzando concerti e occasioni per loro, e segnalandoli ad altre istituzioni musicali.
  • Rapporto numerico docente/discente, nelle discipline complementari collettive: per una buona resa, le classi collettive non dovrebbero superare gli otto/dieci alunni per ogni ora di lezione.