Concerto della stagione “Crescendo Musicali 2015” – alle ore 19.00
Trio: un insolito Beethoven
In programma:
I tre musicisti di questa sera interpretano trii beethoveniani, scritti originariamente dal compositore tedesco per due oboi e corno inglese.
Klidi Brahimi, primo Oboe – Floria Girolami, secondo Oboe – Veronica Colantoni, Corno Inglese
programma di sala
L. van Beethoven:
- Trio op.87
- Allegro
- Adagio cantabile
- Menuetto, Allegro molto, Scherzo
- Finale, Presto
- 8 Variazioni in Do magg. sul tema “la ci darem la mano” di W.A. Mozart
«(…) tali lavori sono pieni di grazia, di sensualità melodica e di maestria dissimulata: essi non furono concepiti per un’esecuzione disimpegnata “en plen art”, ma per la camera per un pubblico di veri intenditori.»
Le opere in programma questa sera, il Trio op. 87 e le Variazioni, sono le uniche composizioni di Beethoven in cui impiegato il corno inglese, strumento allora molto lontano dall’importanza che avrebbe assunto in seguito per opera di musicisti posteriori. Il Trio per due oboi e un corno inglese rappresenta una delle molteplici espressioni della Kammermusik del XVIII secolo. Le possibilità timbriche offerte dai legni e dagli ottoni attrassero molto Beethoven che nel 1792 compose il suo primo lavoro per soli fiati (pubblicata postuma con il titolo di Grand Octuor op. 103). Successivamente il compositore fu incuriosito da un singolare organico, formato da due oboi e un corno inglese, che si stava affermando in quegli anni. Nel 1793 Johann Wendt compose una Serenata destinata ad essere eseguita durante il tradizionale concerto di beneficenza natalizio della Tonkunstler–‐ Sozietät di Vienna; l’ascolto di questo brano ispirò Beethoven e nel 1794 vide la luce il Trio op. 87, che in quel particolare repertorio rappresentò uno dei lavori più estesi ed elaborati. L’opera, dato il successo ottenuto principalmente in ambito dilettantistico, venne poi trascritta anche per altri organici: due violini e basso continuo, due flauti e viola, due clarinetti e fagotto, violino e pianoforte. Il Trio è suddiviso nei quattro classici movimenti: il primo in forma sonata, un Adagio, un Minuetto e un Finale dal carattere energico. Sul piano del valore musicale è caratterizzato dalla piacevole cantabilità della musica mozartiana, ma in questo ambito il compositore di Bonn riuscì comunque a dire la sua, facendo emergere il proprio inconfondibile stile e proponendo in questa sua opera l’eleganza polifonica che contraddistingue il suo approccio alla composizione. Composte Nel 1795–‐96, le Otto Variazioni Per due oboi e corno inglese in do maggiore WoO 28 Su un tema tratto dal Don Giovanni Di Mozart (“Là Ci darem la mano”) rientrano tra i lavori beethoveniani che prendono spunto da brani vocali di Mozart. Il Tema utilizzato è quello di apertura del noto duetto di Don Giovanni E Zerlina Estrapolato dal primo atto dell’opera (sempre Nello stesso anno Beethoven Compose il Quintetto Per pianoforte e fati op. 16 Per oboe, clarinetto, corno e fagotto e il Sestetto Per fiati op. 71 Per due clarinetti, due corni e due fagotti, opere che in alcune sezioni rielaborano parti della medesima opera mozartiana). Nelle Variazioni Beethoven Prestò particolare attenzione alla tecnica costruttiva, scrivendo le parti dei due oboi senza eccedere mai l’estensione dello strumento a due chiavi, senza però tralasciare il suo interesse per le innovazioni in campo musicale: la parte del corno inglese, infatti, richiede uno strumento ad almeno quattro chiavi che all’epoca rappresentava un’assoluta novità. Il Tema (Andante) È affidato al primo oboe; seguono le otto variazioni all’interno delle quali le possibilità dinamiche ed espressive degli strumenti vengono ampiamente esplorate. Nella prima Variazione (Allegretto) ne sono un esempio i virtuosistici arpeggi affidati al corno inglese cosi come la sequenza di biscrome del primo oboe che domina nella quinta Variazione (Moderato). Le Variazioni Mostrano anche la volontà di Beethoven di giocare sul contrasto di carattere, che contrappone le linee musicali malinconiche del Lento espressivo in do minore alle figure arzille in contrattempo dell’Allegretto scherzando.
