Zagarolo
L’abitato di Zagarolo
come un “mantello” di edifici e storie, accoglie chi arriva con un’antica tradizione di ospitalità. In passato ogni “avanzamento” fu dovuto alla riconoscenza di illustri ospiti: Bonifacio VIII, Innocenzo X, Carlo III di Borbone, Gregorio XVI, i pellegrini romei Alatresi nel Giubileo del 1625 (che ricambiarono con la cittadinanza onoraria di Alatri), Massimo d’Azeglio e Ciceruacchio, il Card. Bellarmino, il Caravaggio. Oggi i turisti sono attratti dalla bellezza dell’ambiente naturale e umano.
Il nome della cittadina deriva forse da “sagum”, il mantello dei legionari romani che qui veniva realizzato prima che i luoghi fossero colonizzati dagli abitanti della vicina Gabii.
L’impianto urbano, che si snoda lungo una cresta tufacea, è costituito da una grande croce avente alla base il Castello Colonna – Palazzo Rospigliosi (potere temporale)/ al vertice la Chiesa di S. Lorenzo (potere spirituale)/ sul braccio sinistro il municipio (amministrazione della cosa pubblica)/ su quello destro il palazzo di giustizia: i quattro cardini fondanti i poteri del Ducato.
Da non perdere:
Santa Maria delle Grazie, convento-santuario, piccola edicola voluta da S. Francesco nel 1200, trasformata ed ampliata sotto i Colonna. L’edificio ha ospitato San Bonaventura, Sant’Antonio da Padova, San Giuseppe Colasanzio, il Card. Cesare Baronio, San Francesco Saverio Bianchi, San Leonardo da Porto Maurizio e San Massimiliano Kolbe.
S.Pietro, chiesa settecentesca voluta dai Rospigliosi, conserva al suo interno affreschi e pale d’altare, marmi e stucchi dell’epoca.
Il “Portichetto” di Via Fabrini con lapide indicante le antiche misure e un busto di marmo detto “Ju giustu, “la Giustizia” con l’ antica misura cinquecentesca del ducato di Zagarolo, l’ ex pesa pubblica, il forno, il macello e lo spaccio: monopoli ducali. Piazza Marconi, progettata, con il Palazzo del Comune e l’ex Palazzo di Giustizia.
Chiesa di S. Lorenzo, con un affresco attribuito al Cavalier d’Arpino e una tavola ascrivibile ad Antoniazzo Romano.
Chiesa della Santissima Annunziata con campanile ottagonale e tele di Marcantonio Dal Forno e opere della Scuola di Pietro da Cortona.
La cinquecentesca Porta S. Martino, fiancheggiata da bastioni merlati.
Il “Palazzaccio”: edificio quadrilatero, con torri angolari, già sede dell’Albornoz, ambasciatore di Spagna a Roma.
Il “Tondo”: un ludus gladiatorio, per alcuni ninfeo di una delle ville romane sparse nel territorio, largamente testimoniate dai reperti antichi sparsi in paese (colonne, vasche, statue).
Palazzo Rospigliosi: Da fortificazione dei Colonna a possedimento Ludovisi, da residenza Rospigliosi ad ospedale, fabbrica di gommoni e paracadute; il monumentale edificio (forse un tempo con 365 stanze) ospita al suo interno il Museo del Giocattolo. Piano nobile e piano terra sono riccamente affrescati. Il Palazzo presenta un grazioso giardino pensile, il ninfeo, i plumbei sotterranei, la cappella gentilizia, tempere parietali, stucchi araldici. L’edificio fu sede della revisione della vulgata, e pare che ospitò Caravaggio in fuga.
Personalità legate a Zagarolo: il musicista Goffredo Petrassi, il campione pesista Adelfino Mancinelli, l’astrofisico Giuseppe Calandrelli, la scrittrice Carla Capponi, l’umanista Clinio Quaranta, gli attori Angelo Infanti, Rossella Falk e Gabriel Garko, Mons. Domenico Sigalini Vescovo di Palestrina e scrittore, e lo storico locale Eugenio Loreti.
Leggende: Nelle stanze di Palazzo Rospigliosi si aggirerebbe il fantasma di Donna Livia Colonna alla quale, suo genero Pompeo, fece amputare le mani e che fu uccisa presso il loro Palazzo di Piazza Santi Apostoli a Roma. Negli scantinati di Palazzo Colonna a Zagarolo, si cela una stanza piena di ossa umane… e qui le leggende si fondono con la storia.
Il vino, l’ Arte della cucina e del ben vivere: Zagarolo è “Città del vino”, sulla “Strada dei Vini dei Castelli Romani”, con i suoi vini bianchi doc, e le molte cantine scavate nel tufo; la prima domenica di ottobre si festeggia la “Sagra dell’Uva” (dopo Marino la più antica del Lazio). Il paese è ricco di ristoranti, pub e taverne.
Piatto tipico di Zagarolo: “il tordo matto” Una fettina di carne di cavallo (sic!) arrotolata, con all’Interno coriandolo, peperoncino, salvia e grasso di prosciutto che va cotta in padella con il vino o sulla brace; da accompagnare alle “sarze fine”.
Gemellaggi: con Nelahozeves (Repubblica Ceka) e Six-fours-les plages (Francia). Paesi gemellati per la musica.
Come arrivare a Zagarolo: Dalla A-1 uscita S. Cesareo; dalla A-24 uscita Tivoli; Via Prenestina, direzione Palestrina; Via Casilina , direzione San Cesareo.
L’abitato di Zagarolo